Sydney è stato veramente un grande viaggio, che praticamente mi ha portato dall’altra parte del mondo, in un continente che, proprio per questa grande distanza che c’è un po’ da tutto, lo rende anche abbastanza unico nel suo genere. Nel senso che chiaramente ha un’impronta super anglosassone, con però influenze un po’ da tutto il mondo, soprattutto dalla parte asiatica, perché comunque l’immigrazione, per quanto super controllata e bilanciata, c’è.
In queste realtà che non hanno una vera e propria storia, sia da un punto di vista culturale — ora stiamo parlando di cucina — ecco che tutte le varie cucine del mondo chiaramente trovano spazio, soprattutto contaminazioni di tutti i generi e anche mix. Io però sono stato invitato ad andare là grazie all’amicizia con il mio amico Stefano Catino di Maybe Group, che lì ha diversi locali improntati soprattutto sulla miscelazione, sui cocktail bar, poi anche una pizzeria; insomma sono nel mondo dell’hospitality, chiamiamola così, che è il termine che mi piace di più per definire tutto ciò.
Quindi loro mi hanno invitato perché hanno detto: “Guarda, si inizia a parlare un po’ di panino italiano, ma per il momento grandi cose non ci sono. C’è una gran curiosità, vieni tu così almeno gli facciamo conoscere quello che veramente è il panino italiano, per istituzione, il tuo nome, il tuo brand. Insomma facciamo un ragionamento serio”.
Sono arrivato lì con grandi aspettative da parte loro, una grande accoglienza e, a quel punto, una grande comunicazione degli eventi: media, giornali, blog, influencer erano tutti un po’ coinvolti in tutto questo, anche perché — ripeto — loro come gruppo sono molto conosciuti e molto influenti. Quindi articoli sui giornali, insomma di tutto e di più, e in un attimo mi sono trovato a essere una star.
Abbiamo organizzato due eventi in due loro diversi locali: uno, Semi Junior, una caffetteria che poi adesso non esiste più, ma che in quel momento andava molto nella city, quindi un lavoro incentrato sul pranzo. Avevamo fatto questo evento a pranzo con alcune nostre ricette, ricreando un po’ quello che succede da Ino: ingredienti a vista sul bancone, tutto preparato al momento, un pane giusto, gli ingredienti giusti, cose che uso anche in Italia e che quindi, tramite i vari importatori, ero riuscito ad avere — le mie salse, il mio olio. Insomma abbiamo fatto una cosa seria, fatta bene. Abbiamo spaccato, nonostante fosse un evento libero, dove la gente pagava il panino, quindi non c’erano solo ospiti invitati: c’erano anche quelli, ma soprattutto c’era il cliente, che è quello che a me realmente piace. Abbiamo finito tutto, sold out, viva viva, bellissimo.
Poi ne abbiamo fatto un altro invece nell’altro loro locale più figo, Maybe Sammy, che è uno dei cocktail bar più conosciuti, più famosi e premiati al mondo — sottolineo. Quindi stiamo parlando veramente di un palcoscenico, per me e per il panino, di alto livello. Anche lì abbiamo fatto un menù combo abbinato ai cocktail, sempre a pagamento: la gente veniva, pagava, si sedeva, perché lì era un’esperienza totalmente diversa rispetto a quella del pranzo da Semi Junior. Anche lì, ripeto, tutto veramente alla grande.
Che dire, posso dire che anche lì è stata tracciata una strada, perché sicuramente in quel momento, da un punto di vista imprenditoriale, sarebbe stato il momento perfetto per aprire qualcosa lì. Però, ripeto, sei dall’altra parte del mondo e quelli che potevano essere dei potenziali soci giustamente mi hanno detto: “Però noi abbiamo bisogno di te”. E io, in quel momento, non ero nella condizione di poter fare una scelta del genere.
Infatti poi siamo stati precursori, perché nel frattempo hanno aperto veramente tanti posti, un po’ tutti improntati su quello che può essere Ino. Diciamo che la felicità, se così vogliamo definirla, è che questi posti funzionano, piacciono, c’è mercato, quindi bene: ci avevamo visto bene.
Forse un po’ di rammarico per non averlo fatto in quel momento, però nella vita mai dire mai. Anzi, magari adesso li abbiamo fatti un po’ scatenare tutti e poi, quando si tireranno le somme — come in tutte le cose, quando c’è un movimento un po’ hype — ci saranno quelli giusti che si rafforzeranno e quelli improvvisati che scompariranno. E magari, chissà, può essere anche quello il momento giusto per arrivare, con il terreno già bello fertile, e arrivare noi a spaccare.
Siamo appena rientrati da un magnifico tour a Sydney, dove abbiamo fatto due Pop up in due locali super top della città, Sammy Junior e May Be Sammy.
Esperienza pazzesca e grande successo! Se vuoi saperne di più vai sul nostro profilo Instagram @inopanino
Alessandro Frassica, il maestro del panino gourmet di ‘Ino Firenze, ha conquistato Sydney nel febbraio 2023 con due pop-up esclusivi che hanno registrato il sold-out immediato e code chilometriche di australiani curiosi di assaggiare l’autentica arte italiana dello street food elevato.
Primo appuntamento l’8 febbraio a Sammy Junior (King Street) per un pranzo indimenticabile, seguito il 9 febbraio a Maybe Sammy (The Rocks) con un aperitivo a tema panini signature. Frassica ha presentato i suoi classici – dal Tricolore vegetariano ai panini con eccellenze toscane come lardo di Colonnata e pecorino – dimostrando come un semplice sandwich possa diventare ambasciatore del gusto italiano in giro per il mondo.
Questo evento si inserisce nel suo straordinario tour internazionale: da Tokyo 2009 (Eataly Daikanyama), a New Delhi 2019 (workshop IIC), Los Angeles 2024 (cooking show con Nancy Silverton), fino a New York, Dubai e ora Sydney. Ogni tappa celebra la filosofia di Ino: ingredienti di filiera corta, pane vivo senza additivi, equilibrio perfetto tra sapori. Non più spuntino da strada, ma piatto portatile di alta cucina.








